LA METAMORFOSI NELL'ADOLESCENZA: "IL CORPO DISINCARNATO"

Gaetano Marchese

 

 

"Una mattina, svegliandosi da un sogno agitato, Gregorio Sansa si ritrovò trasformato, nel suo letto, in un autentico scarafaggio.

Steso sul dorso, la schiena dura come una corazza, non appena sollevava un poco il capo poteva vedere la sua pancia bruna di forma globosa, suddivisa in grosse scaglie ricurve. Sopra a quella convessità la coperta si reggeva a malapena., sul punto di scivolare via; le zampe, pietosamente esili se paragonate alle dimensioni del corpo, si agitavano davanti ai suoi occhi.

"Cosa mi è successo?", pensò. "Eppure non era un sogno".

 

F. KAFKA, La metamorfosi

 

 

Il processo dell'adolescenza contiene una duplicità significativa, da una parte il cambiamento corporeo e le crisi che a tale processo si associano e, dall'altra, l'esistenza di uno spazio potenziale di creatività. Tali elementi vengono percepiti nella nostra società come minacciosi e dovranno essere canalizzati o emarginati nella loro espressione.

Il cambiamento viene associato alla rottura di una linearità dello sviluppo fisico e psicofisico, inoltre, la mutazione e la trasformazione che avviene sul piano sociale, determina un passaggio dalla dipendenza familiare alla autonomia.

Tali cambiamenti così repentini, minacciano la permanenza del sentimento di identità che si era precedentemente costruito.

Le trasformazioni mute e silenziose, a volte invisibili, così come il nuovo statuto sociale acquisito, sono elementi determinanti nella costituzione di un'identità e di un vissuto di appartenenza alla comunità degli adulti e tutto questo avviene con le trasformazioni fisiologiche puberali. Questo, comunque non vuole significare che l'adolescenza sia riconducibile alle trasformazioni del processo puberale, ma evidenzia come il cambiamento venga registrato essenzialmente intorno al corpo pubere e alla relazione interna, psicologica, che il soggetto costruisce con esso. Infatti, la pubertà appare essere spontanea e limitata nel tempo, mentre l'adolescenza ripropone una durata variabile proprio per la dialettica che si impone tra mondo interno e mondo esterno e, mentre la pubertà ripropone uno schema evolutivo sequenziale unico, l'adolescenza non appare sistematizzabile in uno specifico tempo evolutivo. È per questi motivi che non è possibile fare un discorso esaustivo sulla adolescenza ma si rimanda, rispetto a tale processo ad una molteplicità di discorsi, perché essa è essenzialmente tempo e lavoro psichico soggettivo.

Tuttavia, nell'adolescenza, bisogna riconoscere al corpo e alle sue trasformazioni un ruolo centrale e determinante: un corpo in trasformazione, un corpo in-identificazione, un corpo in-sessuazione, un corpo cioè da conoscere e ri-conoscere. In ciò si pone una dialettica conflittuale tra un corpo infantile conosciuto, fantasmizzato e il corpo sconosciuto, misterioso, un corpo sessuato, ormai sessualmente maturo.

Per aspetti, sul piano psicodinamico, possiamo vedere come la disorganizzazione e la regressione costituiscano proprio la disarmonia dell'adolescenza, processi che rinviano sempre alla rottura degli equilibri precedenti e alla problematicità del processo evolutivo.

L'adolescenza è pertanto la riproposizione della relazione del corpo con lo psichismo in uno scenario in cui diversi personaggi si interscambiano; cioè, da una parte il bambino che ormai non si è più sul piano psico-fisiologico, ormai dimenticato e dall'altra il bambino che si è ancora e che si desidera ancora essere.

Disarmonia quindi come rischio, disorganizzazione e regressione come conseguenze immediate del riassetto della sfera psicosessuale e dell'immagine del corpo. Movimenti contraddittori, espressione di uno stato disarmonico del processo evolutivo, teso tra disorganizzazione e regressione, nel tentativo operato per la sicurezza del proprio Io.

Di fatto il processo della pubertà impegna il soggetto in una riorganizzazione del tipo:

a) relazione con il proprio corpo. Lo sconvolgimento somatico impone un corpo avvertito come "estraneo" e pertanto è necessario un lavoro di ricostruzione della rappresentazione dell'immagine del corpo;

b) relazione con la sessualità e la complementarità dei sessi. L'accesso alla genitalità impone la necessità di distanziarsi dagli oggetti edipici e dalle immagini infantili interiorizzate;

c) relazione con l'ambiente. La distanza degli oggetti parentali impone un nuovo investimento oggettuale e cambi relazionali con il mondo. L'immagine che egli ha di sé, non può più essere mantenuta dal rapporto con la madre o il padre. I modelli familiari sono insufficienti per determinare la costruzione dell'ideale dell'Io.

La riorganizzazione è pertanto un processo psichico e rimanda al mondo interno dell'adolescente, ai suoi vissuti e alle sue rappresentazioni consce e inconsce, alla dinamica delle relazioni dell'Es, Io, Super-Io, alle spinte dell'Es e all'attivazione di un Ideale dell'Io.

Tale riorganizzazione dinamico-strutturale è indotta dal corpo e dalle sue trasformazioni, dal vissuto di esso e dalle sue rappresentazioni e, tutto questo, permette al soggetto di ancorarsi ad una nuova realtà psichica, di accedere all'Io partendo dalla pluralità costitutiva dell'Io infantile e dall'elemento nuovo che è lo statuto di un corpo sessuato.

In tal senso, si comprende come nel processo dell'adolescenza si attivano da una parte, vissuti di rinuncia e lutti e viene riattivata un'angoscia di perdita mai elaborata, e dall'altra, l'apertura di nuovi spazi con nuove scoperte, nuovi elementi di relazione.

È così che il lavoro dell'adolescenza viene delineato come spazio-interno, compreso tra la dipendenza e l'autonomia, tra la perdita e la costruzione di un nuovo oggetto, tra spazi conosciuti e spazi di nuove metamorfosi possibili. Questa dialettica crisi è promotrice di un cambiamento ma anche espressione di sofferenza e, lo spazio psichico dell'adolescente, nel quale si sperimentano i bisogni e i desideri, nel quale si metaforizza il corpo proprio è essenzialmente uno spazio senza limiti.

L'adolescente si chiede se ciò che il corpo prova e sperimenta è interno a sé oppure viene dall'esterno e a fatica riesce a comprendere e a distinguere ciò che appartiene all'interno o all'esterno.

Il concetto di "spazio psichico allargato" evidenzia come i vissuti di estraneità del corpo e delle sue rappresentazioni, nell'adolescenza, siano significativamente presenti e di come il corpo, in quanto oggetto di riferimento spaziale, appare inadeguato per rendere conto della dimensione socio-ambientale e fornire una rappresentazione rassicurante.

Sarà necessario un lungo periodo per costruire una immagine di sé, ri-conoscersi e perché emerga e si consolidi un sentimento di identità e stima di sé, in continuità con la propria storia infantile, perché il narcisismo sia sano e il senso di sicurezza e la certezza di esistere in continuità storica si ricostituiscano e siano determinanti nel processo di identità del Sé.

Questo spiega come alcuni soggetti adolescenti sperimentano vissuti dolorosi di "estraneamento" rispetto al proprio corpo, un sentirsi fuori o lontano dal proprio corpo, così come essi possano percepirsi assenti al proprio pensiero.

Pensiero e corpo sono perciò, un atto unico della stessa tragedia, quella che ripropone un'elaborazione dolorosa e protratta nel tempo, di una perdita temporanea o definitiva dei riferimenti e delle certezze infantili conosciute.

L'adolescenza è pertanto espressione di una nudità oggettuale: egli deve sbarazzarsi delle immagini edipiche, metabolizzare un conflitto di separazione per individuarsi come persona autonoma e dovrà elaborare il lutto derivante dalla perdita della sua onnipotenza infantile.

La crisi che ne consegue è espressione e segno che mostra la incertezza, la paura nel suo-corpo e del corpo che cambia e si trasforma, esprime anche significativamente, lo smarrimento e la ricerca di soluzioni, ad un malessere interno.

Le scienze biologiche spiegano la fisiologia del corpo ma non permettono di comprendere come esso sia vissuto e sperimentato. Il corpo è la condizione necessaria perché vi sia il pensiero; il corpo senza affetto o il pensiero disincarnato non hanno senso di esistere perché si oppone alla logica dell'esistenza umana e del concetto di unità psico-biologica. Il corpo perciò, non è riconducibile all'ordine puramente biologico, ma non è nemmeno solo una creazione della psiche e dei suoi fantasmi, esso è la sintesi creativa di due ordini, biologico e psichico, prodotto di una dialettica evolutiva individuale e soggettiva, unica ed irripetibile. Nell'adolescenza ciò appare essere significativo in quanto, il cambiamento e la crisi si esprimono, da una parte nell'evidenza delle modificazioni psicosessuali e dall'altra dall'interiorità delle rappresentazioni che a tale processo sono associate.

Occorre comunque rilevare che il corpo nei suoi cambiamenti ha sempre una dinamica psichica ed esso non è riconducibile solo ad un oggetto esterno e la definizione di schema corporeo o di immagine corporea, appaiono riduttive in quanto non riescono a contenere pienamente né a spiegare la nozione di oggetto né quello di soggetto e, fisiologicamente, si parla di corpo quando quest'ultimo ha la capacità di essere percepito nel piano tridimensionale e comunque, il corpo umano a differenza di un corpo solo fisico, si costruisce e definisce in una relazione dialettica con la psiche e con il mondo delle relazioni.

La sola realtà della soddisfazione dei bisogni non definisce e comprende il corpo perché esso è essenzialmente impegnato nella logica del desiderio conscio e inconscio, inoltre, il corpo costituisce sempre una realtà per l'altro, un'immagine o una rappresentazione di esso e, pertanto, viene ad essere oggetto di scambi e di significati relazionali ed emotivi.

Il corpo rimanda comunque a tre diversi ordini di realtà:

a) il corpo dei bisogni;

b) il corpo del desiderio o corpo libidico, il corpo cioè in relazione che organizza e si muove attraverso il livello fantasmatico;

c) il corpo simbolico, rappresentante del soggetto che appare essere identificabile e che partecipa alla relazione con il mondo esterno.

Generalmente il corpo simbolico integra le esigenze del corpo fisiologico e del corpo del desiderio, esso ha la funzione di controllare e decidere attraverso l'esame di realtà.

Tali funzioni presenti nel bambino, nell'adolescente segnano il passo ad una confusione conflittuale prima di trovare un nuovo senso di significati.

Il corpo nell'adolescenza deve far fronte alla sua crisi, deve poter soddisfare i suoi bisogni, rimandare ai desideri infantili senza tuttavia lasciare la sua capacità di desiderio e partecipazione ai nuovi scambi simbolici e relazionali.

L'energia libidica investita in questo lavoro, viene filtrata da rappresentazioni consce e inconsce che determinano il modo di essere del soggetto, la sua identità e il rapporto con il mondo interno ed esterno.

S. Freud aveva già evidenziato come una parte rilevante della conoscenza del proprio mondo interno e quella dell'altro, sia determinata dall'immagine che ci siamo costruiti del nostro corpo. L'Io per S. Freud è essenzialmente un'entità corporea e non solamente un'entità superficiale e pertanto l'Io viene considerato come derivato da sensazioni corporee, soprattutto dalle sensazioni provenienti dalla superficie del nostro corpo.

Le categorie del tempo, dello spazio, dell'oggettualità del processo di costanza dei fenomeni impliciti nel nostro pensare, non sono originariamente date ma esse sono il risultato dell'evoluzione e della maturazione che si determina partendo dagli scambi e dalle stimolazioni emotivo-affettive tra la madre e il bambino.

Le modificazioni repentine avvertite sul piano corporeo, provocano anche modificazioni dell'immagine di sé e l'adolescente, avverte spesso che il suo corpo si modifica rapidamente, in maniera confusa e disarmonica, asimmetricamente. Cambiano le caratteristiche sessuali della propria immagine corporea, le spinte pulsionali si intensificano, si ripresentano con maggiore forza e, spesso ciò determina la percezione di un corpo sconosciuto, destrutturato, a volte con drammatici vissuti di assenza, perdita di unità e di stabilità con rigidi confini. In un momento di grande trasformazione e metamorfosi corporee, la preoccupazione intima dell'adolescente non è tanto preoccupazione realistica nel percepire un corpo-oggetto nelle sue coordinate spazio-temporale, quanto quella di garantirsi una coesione ed unità delle parti corporee di fronte all'angoscia di una loro possibile dispersione.

P. Schilder ha evidenziato come l'immagine del corpo, sotto l'influenza dell'emotivo sia soggetto a profondi cambiamenti tali da modificare il valore relativo delle parti del corpo, il rapporto tra parti interne e parti esterne la percezione della forza di gravità e consequenzialmente il rapporto fra parti avvertite come solide o come vuote.

Casi clinici mostrano come la sensazione di perdita dell'unità di immagine corporea sia una esperienza lacerante, nella quale il vissuto della derealizzazione e depersonalizzazione diventano elementi determinanti intorno alla tematica della crisi del corpo e al suo vissuto.

Un paziente di 18 anni che da circa 4 anni soffre di anoressia con associati comportamenti bulimici protratti per lunghi mesi, lamenta stati di angoscia, con attacchi di panico che si verificano quando deve attraversare la strada.

Egli perde il senso di sé e i punti di riferimento, la percezione del proprio corpo nello spazio, il senso di gravità, la consistenza e la coesione delle parti del sé risultano alterati.

Nelle sedute di psicoterapia, verbalizzava come egli avvertiva tali stati di angoscia e di come non riusciva più a muoversi nello spazio e di come, il muoversi nello spazio costituiva una paralizzante lotta con se stesso. Le sensazioni e i vissuti di assenza di gravità venivano così verbalizzate: ... "non sento più il centro di me, non ho più peso e il mio corpo è sospeso da terra, sono come aeriforme o sospeso,.. mi sento meccanicamente rigido, i miei movimenti sono gravi e impacciati"...... Avvertiva l'angoscia e la paura di "cadere a pezzi, .... "è come se mi mancasse quel senso di continuità che lega le parti del mio corpo .... non mi sento centro di me, mi trovo in un luogo che non riconosco e non ricordo". In questo contesto appare evidente come il soggetto senta il pericolo della frammentazione come imminente e pertanto appare indispensabile il bisogno di qualcosa che lo contenga unito, che lo leghi al senso della propria continuità corporea. "Ho l'impressione che solo qui dentro (si riferisce allo spazio della terapia) posso sentire le parti del mio corpo come qualcosa che mi appartiene, fuori è come se ogni parte del mio corpo volasse via da me, ho l'impressione di non esistere più e il mio Io scompare, ..... mi sento come un silenzioso angelo incorporeo...., la mia mancanza di corpo si evidenzia nel sogno dell'angelo che avanza e che non ha ombra, ... non è un corpo solido, è un corpo solo mentale che trasforma in un giuoco virtuoso le ombre di altri corpi, di corpi che non conosco e che si muovono nello spazio" .......

L'angelo del mio sogno è il mio corpo non reale, ma solo possibile, solo pensabile.......... quando mi tocco e provo a toccarmi sento che non mi appartengo e che il corpo che esprimo è solo abitato e non lo riconosco come il mio".

Un altro paziente di 16 anni con quadro clinico di tipo marginale, avvertiva la sensazione di scioglimento del corpo, quasi come se il corpo fosse un incorporeo elemento che lentamente si scioglieva e lui poteva solo osservarlo dall'esterno ...... "osservavo che il mio corpo si scioglieva e andava a coprire i gradini della piazza"...... e ancora, ......"come se il mio corpo si svuotasse e si trasformava in un liquido informe e sconosciuto, avvertivo tale fenomeno ma non riconoscevo le parti del mio corpo, tutto quello che era dentro di me scivolava via senza che io potessi oppormi".

Altre volte, in terapia esprimeva come il corpo veniva percepito come un involucro vuoto, un contenitore senza fondo, che non può contenere nulla perché dentro non c'è nulla, niente che si possa percepire. "Ho la sensazione dell'abisso e della nullità, un corpo che non riconosco e che mi rimanda ad un vortice, ad una spirale infinita, un corpo senza contenitore perché senza un fondo,.... il mio corpo è disarticolato, si dissolve, a volte si allunga e si perde nello spazio e nel tempo perché non riesco più a comprenderne le stesse esigenze biologiche .... a volte è come se un occhio dentro di me mi guardasse dentro, in ogni angolo, ma non si riesce mai a cogliere la unità del mio corpo".

Corpo disincarnato dunque, segno e simbolo di una mancata identità e di un progressivo distacco da se stesso. La crisi del corpo e le sue rappresentazioni risultano dunque essere un concetto estremamente significativo per descrivere la complessità del mondo interiore dell'adolescente.

Diversi autori infatti hanno sottolineato da una parte la crisi di originalità dell'adolescente, intesa come desiderio di fare di sé qualcosa di unico ed originale elemento ristrutturante dell'individuo o "crisi di identità" come la definisce E.H. Erikson, periodo evolutivo di trasformazione nel quale il soggetto si sente vicino alla sua epoca storica.

Anche se autori diversi esprimono l'esigenza di non patologizzare l'adolescenza perché la maggioranza degli adolescenti riesce abbastanza bene ad elaborare tale periodo evolutivo il concetto di crisi evolutiva adolescenziale si pone ed oscilla, sia pure in maniera dialettica, tra un significato positivo di cambiamento maturativo ed evolutivo e un significato negativo di squilibrio e di rischio potenziale di scompenso psicologico.

Il corpo risulta al centro di tutti i temi dell'adolescenza, sia per le modificazioni somatiche e sessuali, ma anche per altri elementi quali il rinnovato contrasto tra investimento oggettuale e narcisistico o l'importanza delle relazioni interpersonali e sociali.

Il corpo non è solo il custode del nostro segreto personale, esso è anche sintesi della nostra creatività e del nostro essere in relazione nel mondo.

La crisi di identità e del sentimento di identità di Sé (io -sono io) si pone continuamente in adolescenza come un'esperienza dolorosa e prolungata. Nello spazio di transizione che questo periodo evolutivo determina, assistiamo in diversi momenti a cambiamenti radicali e a confusioni: l'immagine del corpo investito dalle modificazioni biologiche e il rapporto con esso, il rapporto con il mondo esterno e con le figure genitoriali, la vita futura.

Ma è proprio in questo periodo che appare evidente la necessità di rielaborare i nodi della propria esperienza di vita ancora non risolti. La rottura di strutture stabilite e la disorganizzazione che ne consegue, l'intensificarsi della pressione istintuale, la ritualizzazione del complesso edipico e i desideri pregenitali carichi di vissuti di colpa, la riscoperta della differenza dei sessi e la rinuncia alla bisessualità indifferenziata, il modificarsi significativo delle relazioni oggettuali e delle relazioni identificatorie, la riproposizione della nuova separazione-individuazione, sono un insieme di vissuti che si impongono e sono avvertiti come un sentimento di perdita e smarrimento del Sé.

Si assiste ad una metamorfosi veloce che sconvolge equilibri prima raggiunti e provoca segni di rottura, di disgregazione, di vuoto e paura dell'ignoto che spezza il senso della continuità di Sé. Ma a quale corpo facciamo riferimento nel processo adolescenziale, a quale corpo pensiamo sul piano psicologico?.

E. Husserl afferma che "tra i corpi di questa natura, trovo il mio corpo nella sua peculiarità unica, cioè l'unico a non essere mero corpo fisico (Korper), ma corpo vivente (Leib)".

U. Galimberti in tal senso afferma che "il corpo non esiste nella realtà come qualsiasi altro oggetto; il corpo è al mondo come quella apertura originaria in cui sono possibili sensi e significati, e chiamiamo questa apertura originaria che procede ogni distinzione fra soggetto e oggetto, tra interiorità ed esteriorità, tra conscio ed inconscio: presenza".

Per J.P. Sartre, il corpo è l'esperienza del passato che affiora nel presente della percezione e della coscienza, un corpo soggetto, espressione diretta dell'Io; il corpo è pertanto l'unico vero oggetto psichico, il solo oggetto psichico. Non è possibile quindi considerare il mio corpo e l'altrui corpo come qualsiasi oggetto fisico; quando rifletto sul mio corpo e tento di oggettivarlo, in realtà rifletto su me stesso .

Per Merleau-Ponty il corpo non è un oggetto tra gli oggetti, viene identificato al contrario con una forma di esperienza vissuta, esso è la condizione a priori per essere al mondo.

L'esperienza del mio corpo è contemporaneamente oggetto per gli altri e soggetto per me e mi rivela un'esistere ambiguo che racchiude il senso dell'esistere: l'esistere come cosa e l'esistere come coscienza.

Il corpo-proprio mette in relazione la temporalità dell'esistenza e ripropone la coscienza del corpo come esperienza dell'esistere nel mondo.

Nell'adolescenza, le metamorfosi del corpo-proprio ripropone acquisizioni cognitive, la capacità di riflettere sulla differenza tra corpo oggettivizzato e corpo vissuto, tra desiderio e realtà, tra il reale, il simbolico e il fantasmatico.

Comunque appare difficile separare o ignorare i profondi legami fra corpo fisico e corpo vissuto.

Il corpo vissuto rimanda alla soggettività e all'espressione dell'Io, alla coscienza delle sensazioni interne ed esterne.

Il corpo immaginato è inteso come rappresentazione sintetica del riconoscimento globale o parziale del corpo nel rapporto con l'Io, con gli altri e con la realtà (soggettiva e oggettiva).

L'immagine corporea quindi si presenta come un ponte capace di mettere in relazione corpo-organico e corpo vissuto.

Nell'adolescenza, il sapere intorno al proprio corpo, alle sue espressività e alle sue capacità di entrare in relazione con la realtà in cui è inserito, facilita la conoscenza di come ci si mette in relazione con il mondo. Inoltre il corpo esprime ciò che io sono: mi rileva, mi rappresenta nelle varie forme in cui posso esprimermi; il corpo mi dà un senso di appartenenza, in quanto "io ho un corpo" ed" io sono il mio corpo".

Il corpo è un organo di comunicazione, si mette in relazione, rappresenta l'uomo che è nel mondo, si muove nello spazio ed abita nello spazio; il corpo è un organo operativo, è parte dei miei progetti di modifica della realtà. Il corpo è l'unica cosa che il mio Io può muovere liberamente e spontaneamente.

Il corpo è un organo senziente: posso percepire me stesso, il mio corpo con il corpo.

Prospettive diverse contribuiscono a chiarire la conoscenza della corporeità e il filone fenomenologico appare il più originale e attento ai problemi posti dalla corporeità.

P. Schilder tenta di risolvere l'opposizione tra lo "schema corporeo" inteso come esperienza soggettiva e quello inteso come struttura esclusivamente integrativa dei dati sensoriali e parla di "immagine corporea" riferendosi al quadro mentale che ci si fa del proprio corpo, cioè come appare a noi stessi.

P. Schilder definisce lo schema corporeo come "l'immagine tridimensionale che ogni individuo ha del proprio corpo non solo per quanto riguarda i segmenti che lo costituiscono, ma anche per la loro reciproca rappresentazione nello spazio".

Questo autore introduce il concetto di "rappresentazione corporea" la quale è vista come un processo dinamico in continua evoluzione.

Vicino all'impostazione di Schilder, Ajuriaguerra definisce lo schema corporeo come un dato gnosico costantemente presente che ci fornisce la coscienza del nostro corpo come entità statica e dinamica: per quest'ultimo si tratta di un processo tipicamente psicologico ed è visto come espressione di una immediata elaborazione psichica dei dati elementari forniti dalle esperienze sensoriali, visive, tattili, cenestesiche.

Con il termine "immagine del corpo" si sottolinea la sua struttura evolutiva la quale consiste in un faticoso processo di costruzioni basati sulle esperienze individuali.

Per P. Vayer il corpo costituisce il primo ed essenziale mezzo di relazione che consente la comunicazione con il mondo degli oggetti e degli altri da cui il soggetto dipende per soddisfare le sue esigenze vitali affettive e sociali.

Attraverso la mediazione del corpo il bambino apprende la conoscenza del mondo circostante, infatti le attività mentali, le emozioni, i sentimenti sono indissociabili dal corpo stesso.

P. Vayer definisce lo schema corporeo come l'organizzazione delle sensazioni relative al proprio corpo in relazione ai dati del mondo esterno. Si tratta quindi di un processo dinamico in continua evoluzione che si fonda costantemente su di una azione relazionale.

Jean Le Boulch considera lo schema corporeo o schema del corpo come "una intuizione d'insieme o conoscenza immediata che noi abbiamo del nostro corpo in posizione statica o in movimento, nel rapporto delle diverse parti tra di loro, e nei rapporti con lo spazio circostante, gli oggetti e le persone".

Per J. Le Boulch questa nozione è al centro del sentimento di disponibilità che abbiamo del nostro corpo e al centro della relazione vissuta universo-soggetto. Questa disponibilità corporea è la condizione dell'attuazione dei diversi comportamenti sociali: organizzazione percettiva, apprendimenti motori, come di tutta l'attività relazionale e affettiva.

Nella prospettiva psicodinamica viene abbandonata la nozione di schema corporeo e riproposta quella di immagine del corpo che valorizza l'importanza della funzione simbolica per la rappresentazione del corpo nell'economia psicologica del soggetto. L'investimento libido è lo strumento attraverso cui si attua il passaggio dalla mente al corpo. Pertanto, l'investimento libidico comporta la percezione dello stesso oggetto e da questa dialettica soggetto-oggetto, vissuto-conosciuto emerge l'immagine del corpo come rappresentazione simbolica.

S. Freud ha evidenziato le modalità di costituzione dell'immagine corporea che ricalca le fasi dello sviluppo libidico, per cui la formazione dell'Io-corporeo viene considerata come un aspetto evolutivo dell'Io stesso.

E. H. Erikson usa l'espressione "identità dell'Io" per designare il nucleo della personalità individuale ricordando come il senso dell'Io non sia innato ma viene a formarsi evolutivamente nel tempo.

Per disporre comunque del corpo non solo è necessaria una organizzazione anatomo-fisiologica, ma appare necessario un mondo dove il nostro corpo muovendosi possa esprimersi con senso.

Le rapide mutazioni a cui va incontro l'adolescente, comportano una trasformazione della immagine corporea che si era costruita nell'infanzia e che pur essendo un'immagine dinamica ed inconscia, è necessario per tali veloci trasformazioni, una nuova percezione del corpo-proprio, perché i cambiamenti del corpo organico possono indebolire il sentimento della continuità di Sé rendendo fragile il punto di riferimento più intimo e conosciuto: il corpo-proprio. Esso è il custode della nostra interiorità personale e deve poter racchiudere non solo l'unicità del "corpo che ho", ma soprattutto del "corpo che sono", del "corpo che io sono".

Tali complesse relazioni, sensazioni, percezioni, vissuti e sentimenti, sul nostro corpo e del nostro corpo, rimandano ad un ordine più complesso e strutturale, evolutivo e l'immagine corporea di noi rimanda con le sue continue trasformazioni a una costante presenza di noi.

Il corpo in adolescenza subisce trasformazioni, e tali cambiamenti che a volte sono profonde metamorfosi del corpo-vissuto, mostrano come l'adolescente sia capace di riflettere sul corpo oggettivo e sul corpo vissuto, sulle problematiche inerenti il corpo e da questo ne derivi un profondo turbamento sul piano psicologico. Per questi rapide trasformazioni del corpo l'adolescente modifica costantemente l'immagine corporea di sé, di quell'immagine che si era costruita nell'infanzia, che pur essendo dinamica e capace di rimodellarsi, in questo periodo così critico, non è in grado di stare al passo dei veloci mutamenti corporei.

Tale elemento appare ancora più significativo se pensiamo ai nuovi ruoli, ai nuovi comportamenti, al diverso modo di essere al centro dell'attenzione del mondo degli adulti, al diverso modo di essere guardati e giudicati dagli altri.

In tal modo cambia la semiologia del corpo e vengono utilizzati altri codici di informazione.

W. A. Schonfeld parla di quattro componenti che concorrono nell'adolescente alla strutturazione della immagine corporea:

a) consapevolezza del proprio corpo come aspetto fisico e come adeguatezza delle sue funzioni fisiologiche;

b) fattori psicologici interiorizzati (reali, simbolici, fantasmatici);

c) fattori relazionali e sociali;

d) immagine corporea ideale che si forma nel confronto e nelle relazioni con gli altri.

Il complesso di sensazioni, percezioni, sentimenti, pensieri sul corpo e del nostro corpo, proprio perché in continua evoluzione, difficilmente possono essere circoscritte e, le esperienze interiori ed esterne, coscienti ed incoscienti determinano l'immagine corporea che noi ci costruiamo e che esprime la nostra intima biografia, momento per momento.

L'immagine di noi come corpo, difficilmente corrisponde ai suoi limiti fisici proprio perché è immagine interiore del corpo-proprio-vissuto e si estende fin dove arriva la presenza del corpo, fatta di movimento, di sguardi, azioni, voci, silenzio, sofferenza, desideri .

K. Jasper afferma che "il corpo è l'unica parte del mondo che venga sentita contemporaneamente dall'interno e percepita alla superficie".

La problematicità e il significato essenziale dell'adolescenza, è chiarito da D. Winnicott quando afferma che" l'adolescenza è una scoperta personale e ogni soggetto in questo periodo evolutivo è impegnato in un'esperienza, quella di vivere e, in un problema, quello dell'esistere".

D. Winnicott considera inoltre come sfida continua e come crescita della nostra cultura, il tollerare la presenza nel proprio tessuto del segnale di crisi che l'adolescente con la sua presenza impone, senza affrettarne la scomparsa e risoluzione, senza negarlo proprio come avviene al contrario nelle culture nelle quali sono gli adulti che organizzano i riti di iniziazione, perché tale periodo esprime sempre e comunque uno spazio potenziale creativo per la società.

Nell'adolescenza ciò che è drammaticamente vero è il vissuto della rottura degli equilibri determinata dalle metamorfosi di transizione del corpo; ciò presuppone che il corpo in questo periodo sia percepito come carniere vivente di sofferenza e di segni. In tal modo, ogni vissuto doloroso può diventare segno di un corpo disincarnato che comunica e rimanda oltre il senso stesso dell'appartenenza di Sé e della sua identità.

 

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WINNICOTT D. W.: "Dalla pediatria alla psicoanalisi" - Martinelli Firenze 1975;

WINNICOTT D. W.: " Adolescenza: Il dibattersi nella bonaccia in "La famiglia e lo sviluppo dell'individuo" - Armando Roma 1986;

WINNICOTT D.W.: "La capacità di essere solo, in sviluppo affettivo ed ambiente" - Armando Roma;

WINNICOTT D. W.: "Gioco e realtà" - Armando Roma 1974;