LE RAPPRESENTAZIONI MENTALI NELL'ADOLESCENZA
Gaetano Marchese, Maria Francesca Maiuri, Raffaele Bellizzi
....... Bisogna avere ancora un caos dentro
di Sé per partorire una stella danzante .....
F. W. NIETZCHE - "Così parlò Zarathustra"
L'adolescenza è stata da più parti definita come un tempo psichico e un lavoro psichico, fenomeno dalla infinita variabilità, anche se alcuni elementi costanti ne definiscono il suo porsi e la identità come fenomeno.
E. Jones afferma che l'adolescenza è la ripetizione della prima infanzia, inoltre, specifica S. Freud, "nell'adolescenza trovare l'oggetto non è altro che ritrovarlo".
L'adolescenza occupa uno spazio-tempo di transizione, animato dal fluire di movimenti di trasformazioni, di metamorfosi e crisi e ciò pone tale ciclo vitale come uno dei più creativi della vita.
Essa racchiude in sé il senso della vita, è per questo che Mefisto offrirà a Faust la giovinezza come campo sconfinato della possibilità umana. D. Meltzer parla di un mondo adolescenziale, abitato da una moltitudine di eventi felici e infelici, compreso tra l'instabilità del periodo di latenza e la vita adulta e, tale instabilità, si gioca nella dialettica di mondo interno e mondo esterno ed è pertanto un'età essenzialmente mentale.
P. Recamier paragonandola al flusso del mare ne evidenzia il carattere libidico-pulsionale.
Il mondo dell'adolescente appare ambiguo e conflittuale a partire dall'investimento narcisistico e quello oggettuale, la concezione del sesso e del tempo, della vita e della morte. Il sentimento di identità può perciò consolidarsi oppure dissolversi; il passato si percepisce come una drammatica riproposizione, il presente come possibilità da poter realizzare e il futuro come prefigurazione di un progetto ancora sconosciuto. Continuare a crescere o a vivere confusioni, rimanda alla consapevolezza dell'imperfezione umana che costituisce la autentica condizione dell'uomo.
È riconosciuto che il soggetto adolescente vive il suo cambiamento come sofferente e pertanto egli tenta di sottrarsi a tale sofferenza. Ciò appare significativamente importante considerando il fatto che non esiste alcun cambiamento senza sofferenza, pertanto, quest'ultima, può essere immaginata e pensata ed esprime lo smarrimento, la paura, l'angoscia, segno di un profondo malessere interiore. Sappiamo che le rappresentazioni del corpo e sul corpo, sono il risultato di processi inconsci e consci e, nell'adolescenza, ciò appare in continua evoluzione.
Il bambino le costruisce partendo dalle sensazioni, dalle percezioni, dalla motricità, egli costruisce progressivamente uno schema delle sue capacità senso-motorie che non hanno bisogno di essere solo pensate per essere operative.
In tal modo, il bambino ottiene una conoscenza di sé e dei bisogni corporei su cui non deve più riflettere o pensare. Tali rappresentazioni non possono che costruirsi in riferimento alla inter-soggettività delle prime relazioni con l'ambiente (madre o suo sostituto) da cui scaturisce il senso di sicurezza e di identità di Sé.
L'adolescente, proprio per la sua repentina trasformazione psicofisica, vive il proprio cambiamento con rappresentazioni più o meno minacciose; egli ha infatti perso definitivamente - perché ha assunto un'altra identità corporea - il proprio corpo infantile e i relativi privilegi che ciò comportava, soprattutto, egli ha perso la madre-rifugio o la madre-contenitore, avverte la fragilità del proprio Io di fronte alle minacce del mondo esterno, impossibilitato nel fare riferimento alle immagini parentali interiorizzate e scopre, inoltre, la pericolosità del suo mondo interno.
La sofferenza appare quindi una lacerante ferita narcisistica vissuta in relazione al conflitto ed, una delle procedure che l'adolescente utilizza per evitare le rappresentazioni del suo cambiamento, nel tentativo di sottrarsi al vissuto di disperazione e di smarrimento, a volte d'impotenza, è l'agire diretto.
In tal senso, l'atto dell'agire è una difesa contro il ricordare o la riformulazione dei ricordi possibili, ma anche e comunque, espressione di un desiderio che non è stato rappresentato, né elaborato nella sua essenza.
È proprio in questo agire, inteso come modalità comunicativa, messo al servizio della spinta pulsionale e dell'inconscio, che l'adolescente si offre, si perde e si ritrova. È proprio con l'agire, più che con la parola, che egli esprime il suo desiderio di vivere, ma anche la sua evidenza, derivata dalla depressione che vive nel momento in cui, scopre i limiti che la realtà impone ai suoi desideri.
L'agire in tal senso rimanda ad un ordine di segni comunicabili.
In questo periodo, si pone anche il fondamentale problema della separazione-individuazione, inteso come un meccanismo di distanziamento ma in uno spazio che appartiene al mondo interno, per avere accesso al pensiero autonomo e alle capacità di rappresentazione. Così, come ha scritto M. Mahler, la separazione non è solo un fatto fisico, ma è la realizzazione intrapsichica dell'essere separati, del fatto cioè di non partecipare dello stesso sistema di desideri e di gratificazioni, delle frustrazioni della madre o di un suo sostituto.
La separazione comporta dunque la differenziazione e il distanziamento, la formazione dei limiti e il distacco dalla madre. In tal senso, essa è associata al processo di individuazione che ripropone una evoluzione dell'autonomia percettiva, mnemonica, del pensiero e del processo di realtà.
Tali elementi contribuiscono alla formazione e nascita psicologica dell'essere umano.
Nella adolescenza la separazione e individuazione, implicano diverse azioni e sono determinanti per la costruzione del senso di identità, che si consolida solo dopo l'integrazione del corpo sessuato.
P. Blos esemplifica in maniera significativa tale processo, evidenziando come nell'adolescenza si colgono:
a) lo scioglimento dei legami di dipendenza infantile;
b) la modificazione delle rappresentazioni del Sé e dell'oggetto;
c) la censura del Super-Io divenuta più elastica e la preminenza narcisistica dell'Ideale dell'Io.
L'autore evidenzia come l'individuazione si accompagni, in questo periodo evolutivo, a sentimenti di abbandono, di confusione e, per portare a termine tale processo, si devono compensare le perdite, trovare nuovi punti di riferimento e trovare nuovi oggetti d'amore.
La separazione-individuazione è una riorganizzazione interna, strutturale, che può verificarsi solo a condizione che il soggetto sia capace di rappresentarsi e pensare a se stesso con confini propri, come entità separata nel mondo degli altri e, comunque, capace di relazionarsi al mondo.
Ma cosa cambia sul piano psichico nel corso dell'adolescenza e, qual è lo spazio delle rappresentazioni della propria e nuova dimensione interna ed esterna, è uno dei temi, credo, più importanti della problematica adolescenziale.
La possibilità di nuovi investimenti oggettuali dell'Io attraverso i riferimenti identificatori - cemento determinante nell'assetto narcisistico dell'Io - è la risultante di una relazione con l'altro (ambiente esterno, figure significative), altro che è stato già oggetto di investimento libidico.
In questo contesto, appare significativo il ruolo centrale del corpo e del suo trasformarsi e di come tale processo, a livello psichico assume importanza rispetto alla possibilità della sua stessa rappresentazione.
Occorre inoltre, riflettere sulle implicazioni dinamiche ed effettive che questa nuova rappresentazione del corpo comporta, sia per l'adolescente che per i suoi oggetti.
La metamorfosi del corpo in adolescenza, rimanda al cambiamento e da questi al suo opposto complementare. In questo, il tempo dell'adolescenza equivale al suo cambiamento e rimanda dialetticamente ad un principio di permanenza e di cambiamento. Tale aspetto e relazione fondamentale è determinante nello spazio esistenziale dell'adolescente e viene spesso dimenticato, così come trascurato è il "corpo adolescente", luogo e crocevia dove si gioca la lotta tra questi due principi. È nel corpo, comunque, che si inscrive la crisi dell'adolescente e delle sue rappresentazioni e, il conflitto che egli vive, è circoscritto essenzialmente tra il desiderio di essere uguale ed essere diverso.
La percezione e la rappresentazione del Sé corporeo è un elemento fondamentale dell'esame di realtà, e il rapporto con la realtà è determinato dal rapporto che abbiamo con il nostro corpo, poiché, è con il rapporto con il corpo - proprio che si filtra l'esperienza vissuta.
Infatti, le percezioni sensoriali costituiscono un elemento intermedio tra le rappresentazioni psichiche, sia del corpo che dell'oggetto esterno. Basti pensare alle precoci relazioni della prima infanzia e di come esse si fondino su sensazioni somatiche, per rendersi conto di come le rappresentazioni rimandano essenzialmente ad un aspetto di relazione.
In questo, l'adolescenza esemplifica come la crisi puberale passi attraverso la percezione del "nuovo corpo", cioè del corpo adolescente con le sue modificazioni psico-organiche, soprattutto in campo sessuale e poi attraverso la sua rappresentazione mentale.
Nell'adolescenza, negare il corpo e la sua percezione, determina una alterazione dell'esame di realtà che diviene drammatico nel processo psicotico, mentre nelle relazioni intermedie o al limite, l'esame di realtà non è assente ma solo compromesso e, ciò avviene nella misura in cui, la percezione del corporeo non è negata, ma viene negata solo la sua rappresentazione.
In questi casi, viene a determinarsi un vuoto tra il corpo percepito o corpo reale e il corpo idealizzato, cioè della rappresentazione del corpo.
Ciò che appare importante e che, non è solo la immagine del corpo a dover essere integrata, ma anche la rappresentazione di un corpo attivo, che attivamente si pone nel mondo e per il mondo.
Quanto detto appare essere significativo se pensiamo a come, la rappresentazione del corpo, sia l'elemento che determina un legame fondamentale nei processi mentali in riferimento alle pulsioni, al narcisismo e all'oggetto.
S. Freud, nel testo "Tre saggi sulla teoria sessuale" ricorda come, l'avvento della pubertà determina le trasformazioni che devono portare la vita sessuale infantile alla sua forma normale e definitiva e, la pulsione sessuale, che fino a quel momento era essenzialmente autoerotica, trova a questo punto il proprio oggetto sessuale e la sua rappresentazione.
Il rapporto con il corpo interiorizzato è come quello di un bambino ancora impotente di fronte alla struttura del Super-Io; il corpo del bambino, adesso separato dal corpo genitoriale è ormai pronto per essere attivo (sessualmente attivo, tale da soddisfare la pulsione sessuale), può rappresentarsi e desiderare di raggiungere la pulsione sessuale, anche se di fatto l'accesso al godimento è ancora sbarrato.
L'integrazione del nuovo corpo, in tal senso, passa attraverso le sensazioni interne che si provano ed è da questo momento che nel soggetto pre-adolescente e adolescente, compare l'attività masturbatoria intesa come un'esperienza sul vissuto corporeo.
L'adolescente che nel corso della sua infanzia ha varcato la soglia della differenziazione soggetto/oggetto, deve ora poter affrontare sul piano psichico la differenza dei sessi, per integrare ed interiorizzare il concetto di complementarietà.
Ciò determina in generale, un doppio salto qualitativo relativo ad una perdita narcisistica ed ad una perdita oggettuale, che devono comunque essere compensate narcisisticamente anche sul piano oggettuale.
La perdita narcisistica si riferisce alla perdita della fantasia di onnipotenza infantile e, la perdita oggettuale si riferisce invece alla rinuncia della relazione edipica .
Il tentativo di compensare tali perdite, nell'adolescente, determina la sua possibilità e la capacità di occupare la posizione di essere, non solo soggetto desiderante ma anche soggetto desiderato.
In questo contesto, appare perciò determinante, l'elaborazione della depressione relativa alla perdita che l'adolescente vive. S. Freud evidenzia come nella pubertà si svolge una delle più dolorose esperienze psichiche, caratterizzata dal distacco dell'autorità genitoriale. L'adolescente, sottoposto a tale evento, si trova a vivere in questo periodo sia depressione che depressività.
La depressione è in relazione alla perdita dell'oggetto avvenuta e deve essere riconosciuta per poter essere elaborata e superata, in modo che l'oggetto perduto sia rimpiazzato.
La depressività invece, segna l'incapacità proprio di deprimersi e il fallimento della rappresentazione, compaiono in modo evidente i sentimenti e i vissuti di vuoto e di noia e, la sintomatologia ancorata a tale vissuto, si esprime sul piano somatico e non psichico.
I processi psichici possono essere, di sovente lo sono, espressi a livello corporeo con una grave carenza nella dimensione simbolica e, l'acting-out ne sarebbe un suo drammatico significato ed espressione. Appare presente, in maniera evidente, una confusione tra realtà interna ed esterna, tra realtà soggettiva e oggettiva e, spesse volte, oggettivazione e consapevolezza si escludono.
Con il dubbio e l'incertezza, anche l'indipendenza affettiva, morale e ideativa dai genitori viene ad essere non solo incrinata, ma spesso rotta, in quanto essi non rappresentano più le figure guide nella vita del soggetto adolescente.
La delusione crescente e la sensazione di vuoto interiore con diffidenza verso il mondo, circoscrive il suo universo e si coglie un progressivo allontanamento dalle identificazioni infantili onnipotenti.
In questa aperta crisi di identità di sé, l'adolescente non può che rivolgersi su di sé, attento ad ogni minima modificazione corporea sia essa di ordine sessuale che affettivo-emotiva.
Si verifica in tal modo, una discordanza evidente fra ciò che percepisce relativamente a se stesso e le proprie rappresentazioni interne, per cui sente il bisogno di sottoporsi ad una verifica minuziosa, che può assobirlo interamente ed estraniarlo dal mondo.
L'organizzazione di sé e la dimensione soggettiva dell'esperienza ne risentono profondamente e negativamente, il senso di Sé si indebolisce, così come si indebolisce il senso della continuità dell'Io sono, elemento che costituisce la sicurezza nella continuità temporale dell'esistere.
Il senso di estraneità e le nuove trasformazioni corporee al contrario, possono esaltare la consapevolezza oggettiva di sé, per cui egli si sente al centro, oggetto di attenzione degli altri.
In questo conflitto tra l'essere centro e il non essere e sentirsi estraneo a sé, può comparire un vissuto emotivo intenso che spesso evidenziamo come pudore e vergogna. Mentre la vergogna nella prima infanzia è associata sempre ad un doloroso riconoscimento della propria differenziazione e capacità di rappresentazione dalla madre, nell'adolescenza, la vergogna invece, prende origine dal senso di estraneità della nuova acquisita realtà corporea e sessuale, di un non riconoscersi come soggetto e oggetto sessuato.
Tali trasformazioni egli non riesce a comprenderle e, spesso, si riattiva un profondo senso di disagio ed imbarazzo, al punto da spingere l'adolescente a nascondersi o a ritirarsi dallo sguardo degli altri.
Tutto ciò, a livello intrapsichico, ripropone una scissione ed espulsione di aspetti o parti di sé disturbanti e al ritiro in un Sé grandioso.
La perdita di coesione e di fragilità del Sé, nel soggetto adolescente, rimettono in discussione i confini personali già definiti, si verifica una dilatazione ed esteriorizzazione di tendenze e aspetti del Sé nelle figure dell'ambiente, più globali e superficiali delle identificazioni proiettive.
E. H. Erikson definisce questo come "diffusione dell'identità", uno "spazio psichico allargato" in cui le persone e i coetanei assumono funzioni complementari.
H. Kohut, in particolare, riferendosi alle funzioni complementari che assumono i coetanei, parla di funzione di "oggetti - Sé", intesi come la rete interpersonale atta a mantenere la coesione del Sé e a garantire l'espressione di Sé sperimentato come autostima.
L'amico, in questo senso, diviene l'"ideale narcisistico dell'Io" come afferma S. Freud, intendendo con ciò, un sostituto dell'Io da cui appare impossibile separarsi, quasi il separarsi da esso venisse vissuto come una intensa lacerazione interiore.
Tali elementi rimandano sempre ad uno spazio di elaborazione e quindi al concetto di D. Winnicott quando parla dello "spazio potenziale", inteso come quell'area intermedia di esperienza fra fantasia e realtà, necessaria per le nuove identificazioni che l'adolescente costruisce per garantirsi una stabilità e una coesione del Sé, che argini la sua sofferenza e il senso di disgregazione.
La rottura della continuità del tempo tra passato e futuro, non permette di comprendere pienamente il senso di un percorso che avanza progressivamente e, perché l'adolescente possa fare piena esperienza dell'arricchimento di tale percorso, è necessario che anche gli adulti sostengano l'angoscia di trasformazione e di non-direzione tipica di questa fase della vita.
La ricerca dell'identità e il mantenimento di uno spazio interno sono gli elementi costanti della ricerca dell'adolescente. In genere, gli adulti, distratti dalle loro lotte o incapaci di navigare, come l'adolescente sentono i pericoli compresi tra Scilla e Cariddi, anch'essi, coinvolti in una trasformazione quotidiana, cercano di difendersi dalle incertezze e dal dubbio, dalle angosce e non si offrono all'adolescente come porto o argine, incapaci di "contenere" e, impauriti dall'angoscia del nuovo che l'adolescente veicola, tendono a chiudere, spingono o favoriscono soluzioni di ritorno all'indietro o a precipitose fughe in avanti.
In questo incontro mancato, l'angoscia del non conosciuto e del non conoscibile altro da me, sostiene l'incertezza e il dubbio; navigare in un mare sconosciuto segna sempre una esperienza di dolore intenso con angoscia che richiede tempo per essere vissuta ed elaborata.
Tale dolore è ancora più intenso e lacerante perché l'adolescente deve navigare ed esplorare e, Scilla e Cariddi, sono due realtà da cui difendersi per poter recuperare la rotta e ritrovare la creatività delle metamorfosi che la vita nel suo fluire ci offre. Approdare in un luogo altro, vuol significare dunque, entrare in relazione con il proprio mondo interno e il mondo esterno in maniera armoniosa, per poter sentire il senso di appartenenza, di continuità e dell'identità di Sé.
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